L’immagine può evocare la sete, l’aridità e lo spavento di trovarsi in una landa desolata, enorme. Io invece associo il deserto dell’anima a qualcosa di positivo. Un mare di sabbia “da lavorare”, castelli da costruire (o da distruggere), ombra da cercare, acqua, città invisibili. L’anima è un deserto in costruzione. Nessun cemento, qui le case sono pastose: fango, acqua e colori meravigliosi. C’è solo da scriverci su questo deserto, c’è da scrivere tanto fino a riempire ogni singola duna, fino ad aggirare gli spigoli.
E’ un viaggio lungo, ma io sono abituata a camminare e a cambiare strada. Se necessario.